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CHIARA CUTILLO

Racconterò lo spettacolo: POLVERE
Mi chiamo Chiara, un nome che mi rappresenta in toto: inevitabilmente chiara, in ogni caso, in ogni momento, in ogni dove, persino in silenzio (ci pensa la mia espressione!). Frequento Lettere moderne, un percorso di studi che ho iniziato a Trento e sto ultimando alla Seconda Università di Napoli. Mi ero trasferita a Tridentum per motivi professionali dei miei genitori, ma l’anno scorso siamo ritornati alla base. Da come si evince dalle innumerevoli citazioni e locuzioni latine disseminate qua e là, sono un’ex-studentessa del liceo classico. Insomma, una letterata incallita. Ostinatamente e fieramente classica. Le parole sono un fondamentale strumento di comunicazione, hanno un peso specifico e bisogna calibrarle senza svilirle. Alcune poi hanno persino un suono piacevole! La mia cifra distintiva è sicuramente la curiosità. Mi piace esplorare nuove galassie senza impormi confini né precludermi nulla, scovare nuove strade non a senso unico, spulciare sia in un mercatino di antiquariato delle materie classiche sia fra le novità delle stagioni inedite. Sono un tipo classico, non obsoleto! E sono stati proprio questi due elementi, liceo classico e curiosità, a farmi accostare al mondo del Teatro, seppure in modo del tutto amatoriale. Sono un’appassionata profana in materia. Il programma di letteratura greca del 4° anno prevedeva la tragedia e la meta della gita scolastica, rettifico “viaggio d’istruzione” di quell’anno era, da tempo immemore, il Teatro greco di Siracusa, presso il quale assistemmo alle rappresentazioni de “L’Aiace” di Sofocle e della “Phaedra” senecana. Un universo di Bellezza si spalancò ai miei occhi. Seduta sugli spalti di quel suggestivo teatro, mi sentii catapultata indietro nel tempo. Fu un vero e proprio viaggio: nella Grecia Classica prima, nella Roma imperiale poi, in un Mondo altro infine. Era il mondo del Teatro. Un mondo che ho avuto modo di rivisitare all’Università con il Tieste, Amleto e alcune delle sue riscritture (“Ambleto” di Testori, la versione di Carmelo Bene, “Rosencrantz e Guildenstern sono morti” di Stoppard), “Le Cid”, Eleonora Duse, l’irriverente Ettore Petrolini, “Waiting for Godot”: tutti riconducibili all’esame di “Storia del teatro e dello spettacolo”, corso tenuto dalla spumeggiante Prof.ssa fiorentina Sandra Pietrini che ricordo sempre con piacere. Tra l’altro, è la responsabile di un’interessante iniziativa: “il Progetto Arianna”, un meta-archivio on line di iconografia shakespeariana contenente circa 12.000 immagini e un database informatizzato di iconografia e testi incentrato sull’interpretazione e la riscrittura dei classici, dal Settecento ai giorni nostri (http://laboratorioteatrale.lett.unitn.it/progetto-arianna/, qualora vi abbia solleticato la curiosità). Ergo, mi piacerebbe mettere in gioco la mia curiosità verso il teatro provando a guardare con occhio critico, nel limite delle mie modeste conoscenze naturalmente, gli spettacoli teatrali. Ciò che potrei garantirvi è indubbiamente una straripante voglia di mettermi alla prova e di esplorare nuovi orizzonti dalla prospettiva della poltroncina di una platea.