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SETTE MINUTI

Nessuno dei quattro aveva voglia di parlare, non solo perché la fatica li aveva stremati, ma perché ognuno era immerso a fondo nei propri pensieri. L’enorme camion fendeva la strada insieme con i loro sogni, le loro famiglie, le loro ambizioni e le loro speranze, miseria e disperazione, forza e debolezza, passato e futuro, come se stessero spingendo un’immensa porta verso un nuovo destino sconosciuto. Tutti gli occhi erano puntati sulla superficie di quella porta, come ad essa legati da fili invisibili. (…)
Ghassan Kanafani, Uomini sotto il sole

C’è un sole che non esiste, eppure è cocente. E’ un sole che scotta, pure di sera, che arde le carni, infiamma gli spiriti, spacca in superficie la terra e fende le zolle. E c’è un uomo che sente odore di pioggia. E’ l’odore del terriccio umido, lo stesso odore che avevano i capelli di sua moglie, quando li accostava teneramente al suo volto, appena uscita dalla doccia. Eppure non piove da giorni, da mesi..
Tratto dal libro di Ghassan Kanafani, “Uomini sotto il Sole (Rijāl fī al-shams), l’opera di Luisa Guarro prodotta da “Osservatorio Palestina” narra del disagio degli esuli palestinesi, costretti negli anni sessanta ad emigrare nel vicino Kuwait per cercare condizioni di vita migliori. I tre protagonisti (Il maturo Abu Qais, il giovane Asad e il ragazzo Marwàn) fuggiaschi dai campi profughi, stringono un accordo “di fortuna” con l’autista Canna per attraversare clandestinamente il deserto iracheno rinchiusi dentro un’autocisterna vuota. L’epilogo è quello di una tragedia amaramente annunciata.
“Sette minuti” non è solo la storia di tre uomini palestinesi. E’ l’urlo silenzioso di un’umanità che muore. E’ lo sguardo sommesso di un mondo che trasuda omertà, razzismo velato e celato sotto il drappo del qualunquismo. E’ l’odore del sangue che il vento si porta, disperdendosi prima che filtri dall’apertura aguzza della nostra finestra infranta.
E così che il teatro, il grande teatro, ci insegna come il volto di un vecchio può trasmutarsi nel corpo d’un bimbo riverso sulla battigia e di come le anime arse abbiamo la stessa sostanza di quelle che giacciono sul fondo del mare. Di come i cuori, da un capo all’altro del mondo, emettano lo stesso suono quando battono o periscono sotto i massi della noncuranza.
C’è un sole alto dentro il teatro. Avvampa le viscere, tormenta i pensieri, chiede dignità e piange vergogna. Non piove da mesi ma l’acqua ora è apparsa ed è delle lacrime di un pubblico commosso. Ci hanno sempre insegnato ad essere spettatori passivi del nostro tempo, eppure la coscienza vacilla. Siamo testimoni, ma molto più complici.

Alessia Aulicino
Laureanda in lingue e culture moderne. Ha già scritto diversi articoli su vari spettacoli, essendo inviata del sito Caserta Musica.

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