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PER OBBEDIENZA …..Giuseppe!

Giuseppe è strano!
“La vita di Giuseppe è stata tutta un martirio” fin dalla nascita. L’ambiente poco sereno e inadatto ad un bambino, l’infanzia segnata dagli stenti e dalla malattia lo fanno crescere un po’ trasognato, tanto da meritarsi il nomignolo di “voccapierta” per le sue abituali distrazioni.
Inadatto ad imparare qualsiasi mestiere, maldestro e impacciato, con la sua inettitudine non fa altro che procurare continui disastri in tutto ciò che fa.

San Giuseppe da Copertino è stato un santo minore, meno noto di altre figure presenti nel calendario Romano, ma è stato un santo della semplicità e della preghiera, un santo dell’estasi mistiche e della purezza di cuore.
Giuseppe non sapeva niente di lettere e istruzione, era ignorante e non solo, lui aveva una incapacità naturale nei riguardi dello studio, perfino nel semplice esprimersi era uno disastro.

Giuseppe la sua storia, le sue estasi, gli incanti non li riusciva a raccontare e non conosceva altro modo che imprimerle sul suo corpo, martoriato dalle continue punizioni che si infliggeva, debilitato dal volontario digiuno a cui si sottoponeva, ma alimentato dall’immensa devozione all’obbedienza.

Pur essendo “semplice e idiota”, come Carmelo Bene lo ha definito, Giuseppe aveva un grande dono: sapeva volare. “Volo” come metafora della possibilità di guardare da un altro punto di vista, staccarsi da terra per osservare la bellezza delle cose con occhi diversi. Lui la bellezza la vedeva ovunque.

Che non sarà lo strazio del dolore, delle lacerazioni, delle privazioni a mutare questa condizione.
Ci accompagna alla scoperta di questo santo e dei suoi incanti, Fabrizio Pugliese, in scena da solo, seduto su uno sgabellino traballante, in completa assenza di scenografia. Tutto quello di cui lo spettatore ha bisogno risiede nella sua voce, nelle sue parole e nel suo corpo, che se pur relegato a minimi movimenti, sostiene e dà forza al racconto. Traspare il lavoro di ricerca incentrato proprio sulla definizione e sul contrasto della gestualità fatta di gesti minimi, puliti, essenziali e densi di significato affidati ad accompagnare la narrazione, in opposizione ai momenti in cui invece è Giuseppe a prendere la parola e con esso cambia la voce e i gesti divengono goffi e “strani” proprio come Giuseppe.

Giuseppe da Copertino quel santo idiota, come ci dice lo stesso Fabrizio Pugliese, che senza saperlo ci mostra la nostra inadeguatezza, il nostro bisogno di dare sempre un ordine razionale alle cose, per incapacità o forse semplicemente per paura di perderci …..

Vesna Sansone
Laureata in Scienze Motorie presso l’Università degli Studi di Napoli Parthenope, insegna a progetto nelle scuole primarie. Si avvicina al teatro nel 2010 e frequenta da allora laboratori e stage intensivi di teatro e teatro fisico. Ha partecipato al Laboratorio/Performance di teatro di strada “Inevidenza” svoltosi a Barcellona nel 2014 a cura di Morks e ToTum TeaTre. Dal 2012 avvia il suo percorso artistico come artigiana dedicandosi alla realizzazione di maschere in cuoio. Partecipa al Festival di artisti di strada Mercantia (Certaldo, FI) nel 2013 come artista di strada in duo con Silvana Pirone della compagnia Teatro di Legno.

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