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CENERE’

E’ tratto dai F.lli Grimm, da Perrault e da Basile la Cenerentola che, al Teatro Civico 14, diventa Cenerè, in scena fino al 3 gennaio in vicolo della Ratta a Caserta.

Mettere le mani in una favola, che tutti quanti abbiamo avuto il piacere di ascoltare e che probabilmente quasi tutti abbiamo avuto modo di raccontare, non è semplice; è stimolante ma semplice proprio no. I ragazzi del Civico 14 la propongono in scena adattando ad uno spazio minimo una storia che invece, nella mente di tutti, ha bisogno di scenari ampi e visuali estese: eppure i registi tagliano e cuciono sui propri interpreti gli spazi e le distanze giuste per rendere il racconto fruibile e le scene aderenti.

La storia la conoscono tutti e Cenerè è triste, sopraffatta, ingenua e pura come era lecito attendersi: cambia qualcosa rispetto alla Cenerentola che conosciamo noi, quando la rincorsa alla partecipazione alla festa nel castello, qui diventa frutto di volontà, caparbietà e viscerale disobbedienza piuttosto che fedele abbandonarsi nelle mani di una fatina. Così, la fata ‘si sente’ ma non si vede, come una luce che ti indica una strada migliore che però da sola non riuscirebbe a farti avanzare nemmeno un po’. La scelta della protagonista perciò è centrale ed effettivamente difficile perché le sorellastre Genoveffa ed Anastasia ingombrano ‘odiosamente’ la scena interpretando con precisione ed atteggiamenti giusti il ruolo di chi cattivo ed ostile ci nasce e poi crescendo addirittura si specializza. Bravo quindi alle due perfide giovani a caccia di marito, che appaiono sapientemente legate con un robustissimo filo psicologico alla loro (bruttissima) mamma che di Cenerè è matrigna di ineffabile e scanzonata crudeltà. Notevole la presenza della matrigna, perchè al di là degli aspetti comici e strettamente caricaturali, sa esprimere una figura dotata di prestigio e rispetto, che trasmette a tutta la prima parte dello spettacolo unione e sicurezza. Nel frattempo Cenerè si muove tranquilla e riesce ad indossare benissimo i panni di chi è protagonista di una bella favola non ricorrendo ad alcun effetto particolare e puntando unicamente sulla propria semplicità.

Gli attori sono onestamente aiutati da una scenografia che suggestiona e colora, illumina e disegna percorsi visivi e sensoriali che impongono allo spettatore attenzione e poi gli regalano rilassatezza. Le musiche originali sono mediamente aggressive, e si combinano al ritmo spesso frenetico degli attori ed alle scene prevalentemente scure in cui gli stessi si muovono: forse una favola qualche chiarore in più lo avrebbe meritato ma resta la coerenza tra le diverse determinanti. Ah, ascoltando le musiche a me quella che accompagna la scena della scoperta del libro magico nella cesta dei ceci e quella che saluta la fuga di Cenerè dal castello, sono piaciute veramente tanto, complimenti. Un po’ meno ho condiviso l’uso di una scarpetta qualunque nel famosissimo episodio della fuga di mezzanotte. Mi era sembrata un’ottima idea quella di utilizzare una scarpetta rossa per pubblicizzare l’evento nel cartellone ed il non riprenderla mi ha sorpreso abbastanza: al punto di chiedere di porvi rimedio…

Benissimo il finale: secco, semplice eppure travolgente…in un paio di secondi ti ritrovi ad applaudire, e che lo spettacolo sia terminato te ne dispiace parecchio. A proposito del finale, se posso permettermi, dopo tanta sofferenza alla piccola Cenerè forse sarebbe spettato un Principe un tantino più carino…che gli autori ne abbiano approfittato per mettere in discussione lo stereotipo degli occhi azzurri e dei capelli biondi? Chi lo sa…ma quali fortune avrebbe avuto questa favola se fosse finita proprio così?

In conclusione, molto bene e spettacolo da vedere perché in poche occasioni puoi permetterti di andare a teatro portando con te i ragazzini. Può non bastare che si rappresenti una favola per accontentare grandi e piccini: serve che emozioni un po’ i genitori ed interessi parecchio i bambini.

Umberto Buonocore
E’ impiegato in banca da 16 anni applicando il principio che tutto ha un prezzo, compreso il tempo: quindi esce sempre in orario e fa le ferie. Ha conosciuto il teatro una ventina di anni fa e non l’ha più lasciato. Tante volte di ritorno dalla visione di uno spettacolo (…preferibilmente da solo) si è impersonato di volta in volta col regista, l’attore, lo scenografo e lo sceneggiatore…poi ha finalmente capito che i panni che più gli si addicono sono quelli di un altro protagonista delle sale: lo spettatore!

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