Taiuti-Musella

Play Duett: senza tempo e senza spazio

Leggo per la prima volta la breve sinossi, sintetizzo: “è un gioco musicale in cui si alterna vecchio e nuovo”.
Leggo la seconda volta, ri-sintetizzo: “ok, il vecchio ed il nuovo fanno riferimento ai grandi come Basile, Shakespeare, Viviani”.
Leggo la terza ed ultima volta, tri-sintetizzo : “due voci senza struttura”.
L’ultima sintesi è quella che mi preoccupa di più: “come si può mettere insieme una kermesse così vasta e ricca di autori senza una struttura?!” A questo punto mi rassegno e non ci penso più: devo vederlo!
Arriviamo al Civico 14 e tutto quello che avevo letto in precedenza svanisce nello stesso momento in cui si spengono le luci di sala. Entra il musicista, lasciato sullo sfondo, poi Tonino, successivamente Lino, e cominciano a “conversare” ma non proprio tra di loro, talvolta “conversano” col pubblico, più spesso con loro stessi. Non lo fanno mai nei loro stessi panni né con le loro stesse parole, giocano a cambiare di continuo così che Petrosinella resti sospesa e partecipi ella stessa alla festa di Piedigrotta o ascolti estasiata uno Shakespeare magistralmente tradotto in Napoletano (uno Scekspir, insomma).
Il comico ed il tragico si alternano con un gioco di interruzioni che non disturbano.
Le luci si riaccendono assieme alla lampadina nella mia testa, e capisco: “Non c’è assenza di struttura: essa è destrutturalizzata guidata dal fil rouge del gioco senza né tempo né spazio”.
Eccolo realizzato l’intento dello spettacolo: irretire dei noiosi adulti e trasformarli in giocosi fanciullini!